Dan Kiley

Dan Kiley nasce nei dintorni di Boston nel 1912.

Scopre il suo amore per la natura durante i soggiorni estivi in casa della nonna, in New Hampshire.

L’armonia e l’ordine del paesaggio agricolo, plasmato dalla cura rispettosa dell’uomo, si imprimono profondamente nel suo animo di bambino.

Appena diciottenne, trova impiego presso i maggiori vivai dell’epoca e riesce, nel corso di alcuni anni, a formarsi una solida conoscenza degli elementi vegetali.

Decide poi di darsi una preparazione nell’ambito progettuale, iscrivendosi alla Facoltà di Architettura del Paesaggio di Harvard.

Si tratterà però di un’esperienza in parte deludente dal momento che il suo corso di studi è del tutto separato dal corso di architettura tenuto in quegli anni da Walter Gropius.

Per Dan Kiley, l’architettura del paesaggio e l’architettura di edifici non sono altro se non la stessa disciplina che si esprime con mezzi diversi.

Egli ritiene quindi che le istanze moderniste che stanno rivoluzionando l’architettura dell’epoca, debbano essere trasferite anche nell’architettura di paesaggio, e quindi egli lascia la facoltà dopo 3 anni senza laurearsi.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, arriva in Europa a seguito delle truppe statunitensi e ha l’opportunità di visitare i grandi giardini francesi.

Ma è soprattutto il paesaggio europeo che lo colpisce profondamente.

Dan Kiley capisce qui come elementi di per sè classici, quali un viale alberato o un canale d’acqua, possono rivelarsi come strumenti molto potenti anche per l’architetto del paesaggio moderno.

Rientrato in patria, comincerà quindi a dar vita a giardini dalla spazialità molto contemporanea, usando però elementi tradizionali.

Per Dan Kiley l’ispirazione non cala mai dall’alto in maniera estemporanea, ma è sempre frutto del nostro dialogo con il luogo in cui ci troviamo ad operare.

Nessun luogo è una tabula rasa, ma avrà un carattere, delle caratteristiche specifiche: ci porrà di fronte a criticità e a difficoltà, rispondendo alle quali, il progetto prenderà vita.

Da questo approccio funzionale scaturisce un disegno essenziale, minimalista, di grande eleganza.

Questo non basta però a rendere il giardino un luogo emozionante e vivo: la vita va infusa attraverso l’uso delle piante.

Sono le piante con la loro mutevolezza, con il loro cambiare nel corso del giorno e delle stagioni, con il loro interagire con l’ambiente circostante, che rendono il giardino mutevole, toccante ed emozionante per l’uomo.

Per Dan Kiley il più grande compito del progettista del verde, è quello di riuscire ad unire ed armonizzare l’ordine umano e la poeticità della natura.

E’ proprio riuscendo in questo scopo che egli ci ha regalato alcuni dei più grandi giardini del ventesimo secolo.